Canto di Lanzi maestri di fare fraccurradi e bagatelle (XVI secolo)

Disponibile
possibilità di spedizione entro 3 giorni

Prezzo vecchio 4,99 €
3,99
Prezzo IVA inclusa


App

Un canto carnascialesco fiorentino del XVI secolo; il testo è di Guglielmo il Giuggiolo, la musica di ignoto, forse di Alessandro Coppini, che del Giuggiolo aveva musicato altri testi. 
I canti carnascialeschi erano particolarmente apprezzati da Lorenzo il Magnifico, che spesso li commissionava o ne scriveva i testi lui stesso.
Questo è particolarmente sboccato, e, come altri del Giuggiolo, parla dei Lanzi (i Lanzichenecchi, truppe mercenarie di origine tedesca chiamate ora da un duca, ora da un marchese, ora da un papa in giro per l'Italia che spesso come regola d'ingaggio avevano di fare i popri comodi...).
In realtà è scritto come se fosse cantato dagli stessi Lanzi, quindi in un linguaggio fiorentino-germanico in cui le "h" aspirate - che accomunano i due popoli - si mescolano alla trasformazione delle "v" in "f" ed altre maccheronizzazioni classiche per lo stereoptipo del turista tedesco. 
Il canto narra di quanto eran bravi e veloci i Lanzi a ballare (far fraccurrade) a giocare con la palla e la bacchetta (tanto che gli spettatori non riuscivano a vedere dove andava la palla) e naturalmente... a trattare con le donne. 
Emblematica l'ultima strofa, che indica come il Mercato Vecchio (demolito per Firenze capitale nell'800) fosse sede non tanto dell'arte della Lana, del Cambio, dei Vaiai o degli Speziali... quanto di un'arte ben più antica, per la quale le donne eran "destre di mane e di bocche"... 
I doppi sensi nel canto si sprecano, a partire dal ritornello "Benché queste fuori e drente star al guoche poi più belle".

A Canto carnascialesco (song for carnival) by an unknown composer (maybe Alessandro Coppini?), the text of which is by Guglielmo detto il Giuggiola. 
In the 16th century Lorenzo de' Medici particularly liked this kind of compositions, and often patroned them, when he didn't write the texts himself.
In this case the song is about "Lanzi", the Florentine shortening for "Lanzichenecchi" or originally "Landsknecht", the German hireling troops who were called by dukes, marquises, popes... for their wars throughout Italy. A song about them and supposedly sung by them: the language is an old Italian as spoken by a German tourist... 
The translation is not easy even in modern Italian, anyway... it goes about how good Lanzi were at dancing, playing games and dealing with women... One stanza glorifies the women's cleverness with their mouths and hands (ehm... but it can be understood as beware of pickpockets...), the last one tells about the "art of prostitution" in the area of the Old Florentine Market (which was "cleared" around 1880; next to it the church of Orsanmichele is still surrounded by statues dedicated to the "arts", the guilds of the time...).
"Là folerte mostrar Lanze quante afer buon fondamente...": There will the Lanzi show how sturdy they are...

Informazioni aggiuntive sul prodotto

Anteprima Download

Cerca questa categoria: Secular Music - Musica Laica